Riassunti Promessi sposi – trentaquattresimo capitolo

I Promessi Sposi – riassunto capitolo 34.

Il capitolo trentaquattro de ‘I Promessi sposi‘ è quello in cui Renzo, partito dal suo paese alla ricerca di Lucia, s’imbatte in scene tristissime che lo coinvolgono molto emotivamente: la donna rinchiusa in casa con i suoi figli perché sospettata di avere la peste; la madre di Cecilia che con l’immenso dolore che traspare dal suo aspetto, riesce a commuovere perfino il turpe monatto.

Folla inferocita.

Nel trentaquattresimo capitolo del romanzo di Alessandro Manzoni viene anche descritto che Renzo riesce a sfuggire alla folla inferocita che lo ha scambiato per un untore e, nonostante si presentino al giovane spettacoli devastanti, egli riesce a trovare la forza di riscuotersi e proseguire in quello che è il suo intendimento: ritrovare Lucia.

Il giorno in cui Renzo arriva a Milano in cerca di Lucia, dopo aver esitato sul percorso da prendere e quindi entrare in città, riesce ad accedervi dopo aver lanciato una moneta alla guardia preposta a controllare se i viandanti avessero o meno il certificato di buona salute. Le condizioni atmosferiche rendono più difficile la situazione del giovane: ‘il tempo era chiuso, il cielo velato per tutto da una nuvola o un nebbione uguale, inerte, che pareva negare il sole…, la campagna…, tutta arida, … e neppure una gocciola di rugiada sulle foglie passe e cascanti’. Ma è soprattutto quella solitudine, quell’innaturale silenzio vicino a una grande città che permeano l’animo di Renzo di costernazione, inquietudine, tristezza.

Spettacoli tristi.

Ai suoi occhi si offrono spettacoli tristi: barelle, monatti nell’atto di deporre ammalati o morti sul carro, fasce, garze sporche e infette, cadaveri lasciati sulle strade e, unico rumore, lo scampanellio degli apparitori che preannunciano l’arrivo dei tristi carri. Renzo chiede ad un ‘cristiano’, l’unico che incontra, la via da seguire per giungere alla casa di don Ferrante ma questi, scambiato il giovane per un untore, si affretta ad allontanarsi da lui senza dargli risposta. In quel momento Renzo non sa di averla scampata bella perché se il ‘cristiano’ lo avesse denunciato, lui sarebbe finito su una macchina della tortura che era presente in ogni piazza della città e che serviva per punire gli untori anche se solo sospettati.

Renzo riprende il suo cammino e, lungo le strade, vede ancora usci inchiodati, contrassegnati da una X e dentro uno di questi, segregata in casa con la sua ‘nidiata’ di bambini, perché sospettata di peste, una donna che – dalla finestra – chiede al giovane di avvertire qualcuno della situazione. Renzo le offre il pane che ha con sé e le promette che cercherà qualcuno che possa aiutarla. Infatti di lì a pochi passi, incontra un prete al quale riferisce della donna.

Carro dei monatti.

Ma lo spettacolo tristissimo che si offre ai suoi occhi è senz’altro quello di una donna che, al passaggio del carro dei monatti, esce dalla sua casa portando in collo una bambina morta, Cecilia. Il volto di questa madre denuncia un immenso dolore, i suoi occhi sono asciutti ma si capisce che hanno versato molte lacrime, la sua andatura è ‘affaticata ma non cascante’. La bimba – Cecilia – che lei porta in collo avrà avuto nove anni, ha i capelli ben pettinati, divisi sulla fronte, un vestito bianchissimo, sembra che sia stata agghindata per andare ad una festa. La madre tiene Cecilia sorretta, seduta sul suo braccio, ‘col petto appoggiato al petto, come se fosse stata viva; se non che una manina bianca, a guisa di cera spenzolava da una parte, con una certa inanimata gravezza, e il capo posava sull’omero della madre, con un abbandono più forte del sonno…’.

Un turpe monatto.

Un ‘turpe monatto’ fa per prendere la bimba ma la madre, tirandosi indietro dice: ‘No! Non me la toccate per ora; devo metterla io su quel carro’ e poi consegna al monatto una borsa con dei soldi facendosi promettere di non levare nulla alla bambina e di sotterrarla così. Il monatto promette che farà tutto ciò che gli è stato chiesto e, quel che più traspare dalle parole dell’autore, è che il turpe uomo non lo fa per la ricompensa in denaro ma per i sentimenti che l’aspetto e il comportamento della donna hanno suscitato in lui, a cui la donna chiede di ripassare la sera per prendere lei e l’altra figlia.

Lucia al lazzaretto.

Molto toccato da questa scena, Renzo però procede nel suo cammino e finalmente bussa al campanello della casa di don Ferrante; la donna che si affaccia gli dice che Lucia è al lazzaretto ammalata di peste. Il giovane è profondamente scosso e si ferma per un bel po’ con il pomello del portone stretto fra le mani; per questo viene scambiato per un untore da una donna di passaggio che si mette a urlare per cui una piccola folla si prepara a dargli la caccia.

Renzo, inseguito da questa, alla fine disperato, si ferma per affrontarla con il coltello ma, a questo punto vede che i suoi inseguitori si sono fermati perché sta arrivando una fila di carri di monatti. Renzo prontamente salta su uno di questi, viene accolto molto benevolmente dai ‘turpi uomini’ che vorrebbero  coinvolgerlo nel brindisi a uno dei morti che stanno trasportando. Il giovane, inorridito dalla spregiudicata insensibilità, si schermisce e, poco dopo, scende dal carro essendo nei pressi del lazzaretto.

Spettacolo raccapricciante.

Lo spettacolo che qui si offre agli occhi di Renzo è ancora più raccapricciante: file di ammalati e morti sul ciglio della strada, canti di gente stupidita dalla peste, un cavallo al galoppo condotto da un uomo in preda a delirio. ‘Sbalordito e stanco di vedere miserie’ giunge alla porta di ingresso di quel luogo di dolore ma si ferma un attimo prima di varcarla.

 

Riassunti Promessi sposi – trentaquattresimo capitoloultima modifica: 2012-03-21T16:40:00+01:00da overflow975
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