Riassunti Promessi sposi – trentatreesimo capitolo

I Promessi Sposi – riassunto capitolo 33.

Nel trentatreesimo capitolo del romanzo che narra delle vicissitudini di Renzo Tramaglino e Lucia Mondella alle prese con il loro tanto agognato matrimonio e dei vari personaggi de I Promessi sposiAlessandro Manzoni parla ancora della peste del 1630 che ha colpito la città di Milano causando molte vittime.

L’autore ci narra, in questo capitolo, di don Rodrigo e di un banchetto al quale quest’ultimo partecipa pronunciando l’elogio funebre del cugino, il conte Attilio il quale muore a causa dell’epidemia di peste; in questo capitolo ritorna la figura del Griso e accade qualcosa al signorotto che aveva impedito il matrimonio dei due sposi promessi, Renzo e Lucia, infatti qualcosa accadrà a don Rodrigo.

Elogio funebre del conte Attilio.

Una notte di fine agosto, mentre la peste infuria in Milano colpendo una infinità di persone di ogni età e ceto sociale, don Rodrigo torna da un ‘ridotto (un banchetto) d’amici soliti a straviziare insieme, per passare la malinconia di quel tempo: e ogni volta ce n’eran de’ nuovi, e ne mancava de’ vecchi’. Il signorotto è accompagnato dal fedel Griso, uno dei pochi bravi che gli son rimasti vivi. Durante il banchetto don Rodrigo aveva pronunciato un ironico elogio funebre del conte Attilio – suo cugino – morto di peste due giorni prima, divertendosi e divertendo l’intera compagnia.

Ma tornando a casa, il signorotto avverte ‘un mal essere, un abbattimento, una fiacchezza di gambe, una gravezza di respiro, un’arsione interna’ che egli vuole attribuire al vino e agli stravizi. Appena nella sua camera, alla luce del lume, Griso, osservando il viso del suo padrone – don Rodrigo, lo vede ‘stravolto, acceso, con gli occhi di fuori, e lustri lustri’ per cui si tiene a debita distanza.

Incubi terribili.

Don Rodrigo, messosi a letto, leva le coperte che gli pesano come ‘una montagna’, si rannicchia, con difficoltà prende un sonno disturbato da incubi terribili: sogna infatti di trovarsi in una grande chiesa circondato da gente dal viso giallo ‘con cert’occhi incantati, abbacinati, con le labbra spenzolate’, con vestiti a brandelli da cui ‘rotti si vedevano macchie e bubboni’. Si fa largo tra la folla gridando a questa gente ‘largo canaglia!’. Ma nessuno si scosta anzi tutti gli stanno più addosso. Pensa quindi di afferrare la spada ma la sente più in su del solito, sotto l’ascella e, mettendo la mano in quel punto non trova l’arma ma un ‘bubbone’.

Stravolto, contemporaneamente, vede che tutta la gente si rivolge verso un pulpito sul quale sta fra Cristoforo che da lì, fissando gli occhi nei suoi, alza la mano nello stesso atteggiamento che aveva assunto in quella sala del palazzotto quando lo aveva minacciato con tali parole: ‘Verrà un giorno…’ ( vedi capitolo V).

Don Rodrigo è disperato.

Si sveglia, comprende che si era trattato di un brutto sogno ma non ha neanche il tempo di tranquillizzarsi che sente di stare molto male, guarda esitante il punto del suo corpo da dove proviene quel terribile dolore e vede ‘un sozzo bubbone’ d’un livido paonazzo’. A questo punto la disperazione di don Rodrigo è al colmo, lo afferra la paura della morte ma più che questa ‘il terrore di diventar preda de’ monatti, d’esser portato, buttato al lazzaretto’.

A questo punto don Rodrigo scuote violentemente il campanello e appare il Griso che non dimentica di tenersi a debita distanza; a lui don Rodrigo dice: ‘Griso, tu sei sempre stato il mio fido… Sto male, Griso… Se guarisco ti farò del bene ancor più di quello che n’ho fatto per il passato… Fammi un piacere, Griso, sai dove sta il Chiodo chirurgo? È un galantuomo, che, chi lo paga bene, tien segreti gli ammalati. Va a chiamarlo: cigli che gli darò quattro, sei scudi per visita, di più, se di più ne chiede ma che venga qui subito… e fa la cosa bene, che nessun se n’avveda’.

Don Rodrigo è impaziente.

Il Griso a questo punto risponde: ‘Vo e torno subito’. Don Rodrigo impaziente segue col pensiero i passi del Griso, calcola il tempo ma, tutt’a un tratto, sente uno squillo venir da lontano, ‘un orrendo sospetto gli passa per la mente’. Si mette a sedere nel letto, sta attento e sente, questa volta con certezza, lo squillo provenire dalle stanze della casa e ‘uno stropiccio di piedi’ e dalla porta vede entrare ‘due logori e sudici vestiti rossi, due facce scomunicate, due monatti’, vede il Griso spiare dall’uscio e verso di lui urla tali parole: ‘Ah traditore infame! … Via, canaglia! Biondino! (un bravo) Carlotto! (un altro bravo), aiuto!’. Il signorotto afferra la pistola che ha sotto il capezzale ma un monatto gli è addosso e gliela sottrae mentre l’altro si dirige allo scrigno.

I monatti.

Intanto don Rodrigo chiede ai monatti di lasciargli ammazzare Griso e poi di far di lui ciò che vogliono e tanto si agita che, alla fine, cade svenuto; i monatti lo depongono su una barella mentre il bravo sceglie, tra la roba del padrone ciò che gli piace. Ma, mentre era stato molto attento a non avvicinarsi troppo ai monatti e all’ammalato, alla fine, ‘in quell’ultima furia del frugare’ prende i panni del padrone, li scuote per cercare soldi e, il giorno dopo, contagiato finisce sul carro dei monatti dove spira prima ancora di arrivare al lazzaretto.

Renzo sfugge alle ricerche.

Intanto Renzo, sfuggito alle ricerche delle autorità milanesi, lavora presso il cugino Bortolo. Si è ammalato di peste ed è guarito e, sicuro che le autorità, in quel caos, non si preoccupino di cercarlo, torna al paese in cerca di Agnese. Lungo la strada incontra Tonio, testimone del matrimonio per sorpresa, stupidito dalla peste e subito dopo incontra don Abbondio convalescente che – sempre per paura di don Rodrigo – cerca di convincerlo ad andare via.

Il curato non dimostra alcuna pietà per i morti fra cui anche Perpetua, la sua stessa serva; da lui infatti Renzo apprende che Agnese si trova a Pasturo, un paese vicino, mentre padre Cristoforo è lontano. Il giovane Renzo si reca alla sua casa che si trova in condizioni disperate e apprende da un amico affettuoso che Lucia è a Milano, ospite di signori dei quali gli dice anche il nome. Renzo quindi, alle prime luci dell’alba, si dirige verso la grande città.

 

Riassunti Promessi sposi – trentatreesimo capitoloultima modifica: 2012-03-15T16:25:00+01:00da overflow975
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