Riassunti Promessi sposi – trentaduesimo capitolo

I Promessi Sposi – riassunto capitolo 32.

Alessandro Manzoni nel trentaduesimo capitolo de I Promessi sposi ci narra la presa in considerazione della gravità della situazione in cui versa Milano a causa della peste del 1630; il contagio si espande a macchia di leopardo e di esso vengono accusati gli ‘untori’.

Vengono introdotte le figure dei ‘monatti‘ che devono trasportare ammalati e morti e quelle degli ‘apparitori‘ i quali devono segnalare, attraverso un campanello legato alla caviglia, l’arrivo del carro dei monatti.

Milano, una situazione insostenibile.

Maggio 1630: la situazione in Milano è veramente insostenibile tanto che il consiglio dei decurioni chiede al governatore Antonio Spinola di adottare provvedimenti adeguati ma questi, preso dall’assedio di Casale, demanda tutto ad Antonio Ferrer e, paradossalmente, la guerra si conclude lasciando le cose come erano prima.

I decurioni chiedono al cardinale Federigo Borromeo di portare in processione le spoglie di San Carlo Borromeo ma il cardinale rifiuta sia perché pensa che il contagio si possa così diffondere sia perché pensa che gli untori – coloro i quali ungendo diffondevano il contagio – esistano davvero.

Gli untori come causa del contagio.

Si diffonde tra la popolazione l’idea che gli untori siano la causa dl dilagare del contagio e, fra la folla, si generano episodi di violenza generale che portano al linciaggio di un vecchio che, prima di sedersi in chiesa, spolvera il banco e all’arresto di tre giovani francesi che toccano il marmo del duomo. Tali fatti ci danno un’idea precisa dell’esasperazione mentre la mortalità cresce a dismisura.

Il cardinale Federigo Borromeo decide quindi di autorizzare la solenne processione che farà aumentare il contagio. Ci si rivolge quindi ai monatti che devono trasportare gli ammalati al lazzaretto e seppellire i morti.

Entrano in scena anche gli apparitori.

Accanto ad essi operano gli apparitori che con un campanello legato alla caviglia, avvertano la gente del passaggio del carro dei monatti carico di ammalati e morti.

Sedicimila sono gli ammalati nel lazzaretto e, alla fine della peste, la popolazione milanese sarà ridotta di un quarto. La situazione è davvero disperata per cui si diffondono episodi di violenza perpetrati da gente senza scrupoli, primi fra questi i monatti che, approfittando della gravità del momento, pensano bene di far soldi.

Ossessione del contagio.

Ma in tale immane disperazione si verificano anche atti di bontà e di carità; fra questi si distingue l’opera degli ecclesiastici e di Federigo Borromeo in persona. L’ossessione del contagio e delle unzioni prende tutti sicché anche fra i componenti di una stessa famiglia nasce il sospetto; gli ammalati, nel delirio della febbre si auto-accusano di essere untori; si crede che la peste sia stata causata da una cometa apparsa nel 1628 o dalla congiunzione di Saturno con Giove o da un’apparizione diabolica.

Anche i medici, anche il cardinale Federigo Boromeo, anche la gente che ha studiato, si lasciano influenzare dalla generale follia e, chi non crede, non osa opporsi alla credenza generale. Così si scatena una vera e propria caccia agli untori.

 

Riassunti Promessi sposi – trentaduesimo capitoloultima modifica: 2012-03-02T19:00:00+01:00da overflow975
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